Eleonora Prado - Moleskine e viaggi d'artista. Testo critico di Francesco Tadini

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Eleonora Prado Moleskine e viaggi d'artista

di Francesco Tadini

 

1.

 

Diario mappa strade paesaggio case lavoro energia volti luci ombre… Vien voglia di lasciar correre le associazioni mentali come un flusso di coscienza. Senza punteggiatura naturalmente. Senza la gerarchia dell’analisi logica. I disegni di Eleonora Prado sono palestra per gli occhi. Ginnastica cognitiva. Andar dietro a un segno che compone un paesaggio – quanto una figura umana, un uccello o un traliccio elettrico  – torcendosi e scattando al ritmo indiavolato dei contrasti di luce e ombra equivale a un massaggio per il nostro emisfero destro del cervello… Viaggio velocità lentezza pausa corsa volo alto basso… Eleonora tralascia l’insieme per i dettagli. Dai particolari – da nulla, verrebbe da dire, qualche volta – trae la forza che genera la forma. La forma che allarga la mente. Una mente in viaggio. 

 

Le Moleskine di Eleonora sono fitte di disegni e brevi testi. Materiale ideale anche per quella rubrica di Milano Arte Expo dalla quale questa mostra trae titolo e spunto. In The Songlines (Le vie dei canti) Bruce Chatwin, grande scrittore di racconti di viaggio, annotava che “(…) Perdere il passaporto era l'ultima delle preoccupazioni; perdere un taccuino era una catastrofe.”  Forse, l’identità – il senso di ciò che scriveva Chatwin - sta nei solchi lasciati nella memoria più ancora che sul nostro viso. Nelle continue resurrezioni dell’individuo che, viaggiando, accetta che il mondo gli passi dentro. In un ciclo di sonno e veglia che rigenera e trasforma. 

 

Eleonora Prado – con le sue Moleskine – non è a caccia dell’esotico, dello straordinario, o di grandi Verità: riesce a infondere nelle sue tracce a china la sensazione che la realtà si sveli dietro all’angolo  di casa, quanto a migliaia di chilometri di distanza. Il paesaggio complessivo viene costituito da frammenti che si assemblano come tessere di un puzzle magnetico davanti ai nostri occhi. Si associano così come i cavi dell’alta tensione  - sospesi dai tralicci tanto disegnati da Eleonora – legano (non solo idealmente) qualunque individuo del mondo. Garbugli neri di cavi che – in apparente anarchia – connettono milioni di vite, di affetti, così come di guerre, di morti…

 

Uisce beatha (è gaelico, in inglese diventa “whiskey” e significa acqua della vita): è l’allegoria del ciclo dell’esistenza sulla quale Joyce fonda l’esperienza abissale del Finnegans Wake. Il tentativo più estremo di scrivere un intero romanzo universale come interminabile flusso di coscienza parte  dall’intreccio inestricabile di vita e morte. Dalla connessione – elettrica? - di pulsioni contrastanti che uniscono l’intera umanità. E’ ciò che continuo a osservare penetrando nei meandri dei disegni in bianco e nero di Eleonora Prado.  Le palafitte vietnamite, il Castello di Vezio, il Delta del Mekong o i “macc de le ure” di Brescia sono la stessa cosa. Uniti da un filo che solo il sogno e l’arte possono svelare. 


 

2.

 

Il viaggio è il percorso, non il punto di arrivo. L’arte è una strada. Viaggiare, la strada e l’arte sono di tutti. C’è un côté politico nella ricerca d’arte di Chinadez (pseudonimo spesso impiegato da Eleonora Prado) che si traduce anche in opere riproducibili liberamente e gratuitamente. I Timbri di Diario Indocinese – installazione già presente alla rassegna “Mostra per gioco” - saranno a disposizione di chiunque voglia custodire e collezionare un frammento del viaggio di Eleonora. L’arte dovrebbe essere interamente pubblica, ricordava “utopicamente” mio padre Emilio Tadini in una presentazione a Palazzo Reale. 

 

La strada non utopica che produce nuove possibilità di diffusione capillare – e di dialogo – è quella che Eleonora Prado sperimenta con questa mostra primaverile a Spazio Tadini: la combinazione di disegno analogico e distribuzione digitale. Eleonora produrrà, grazie allo Smart Writing Set Moleskine in diretta e a più riprese nelle serate aperte al pubblico, una nuova serie di disegni. E coinvolgerà in questo gioco chiunque voglia sperimentare questa inedita alleanza – resa possibile da una tecnologia fino a ieri limitante – tra la mano e il regno informatico. “Il piacere di muovere la mano e scrivere, disegnare o schematizzare il pensiero senza un’interfaccia che costringe a movimenti ripetitivi, a sonorità ridondanti che spesso disturbano o impediscono la creazione”, come ha sintetizzato Melina Scalise. 

(gennaio 2016) Dal quotidiano BresciaOggi - articolo di Elia Zupelli

" Tratti a china impressi su cartoncino, stile Moleskine e viaggi d’artista. Frammenti vari ed eventuali catturati come istantanee al chiaro di luna, in un sabato notte bresciano apparentemente uguale agli altri. Non per lei. Eleonora Prado, milanese classe 1981, professione artista, è venuta a farsi un giro in città ed è rimasta folgorata: «Brescia vista dall’alto del suo castello», «La Torre dell’orologio della Loggia» e ancora scorci e sensazioni colte di striscio «Dal finestrino del treno».

A MILANO la nebbia è diventata un pensiero che la mente non considera, sarà per questo che gli incontri ravvicinati con essa stupiscono e ispirano addirittura sussulti artistici in bilico fra parole e schizzi d’inchiostro: «Venerdì scorso sono stata a Brescia. Anche se, nella notte di venerdì, Brescia non c’era. E se c’era, non si vedeva. Perché di notte, alla vigilia di Santa Lucia, la bella Brixia è totalmente bianca» scrive la Prado nel suo diario di viaggio, corredato dai disegni «on the road» pubblicati sul sito MilanoArteExpo.com ..."

“ Dal Diario Indocinese ”

(giugno 2015) Testo critico di Federico Riccardo Chendi

"In Asia non esistono spazi vuoti, solo spazi pieni, anche quando in effetti non c’è nulla. Dai reticoli di cavi elettrici di Bangkok alle verdi risaie del Laos, passando per i grigi abissi di orrore dell’S-21 di Phnon Penh, dove gli aguzzini di Pol Pot interrogavano e torturavano i potenziali “traditori” del feroce regime dei Khmer rossi. Paesi dove tutto brulica, sia la vita che la morte, in un equilibrio spesso precario e per noi occidentali incomprensibile, fra gentilezze ostentate e feroci crudeltà. Un equilibrio che a volte si spezza di colpo, come una bomba al napalm che tutto arde, la pelle come le palme, o come la paranoia di un tiranno che vuole far tornare il suo Paese al medioevo. Nei soggetti umani immortalati con grande naturalezza da Eleonora Prado emerge la mansueta serenità dei laotiani, la timida ferocia dei cambogiani, l’ottimismo e la vitalità dei thailandesi..."

Milano, arte a TheTank: mostra di Eleonora Prado a cura di Caterina Seri

(Settembre 2015) Da un testo critico di Michela Ongaretti per Milano Arte Expo

(...) E’ facile trovare nel suo studio un’intera collezione di Moleskine colme di impressioni e suggestioni dalla strada e dalle persone che l’artista incontra, un diario di vita attraverso il tratto veloce e a volte nervoso della matita o china rigorosamente nere, che spesso indulgono sui segni che il passaggio umano lascia sulle cose, sui volti, sul paesaggio urbano. Nei suoi lavori, soprattutto negli ultimi, questi segni si moltiplicano, si intrecciano fino a trasformare il groviglio in un soggetto unitario, una sintesi delle suggestioni...

Il percorso dal particolare all’universale, dall’analisi alla sintesi dei soggetti è esso stesso un viaggio nelle tecniche e nei medium utilizzati. A partire da disegni e bozzetti a china l’artista sperimenta infatti diverse tecniche miste prese da questi squarci di mondo su una o due pagine, o da un loro particolare. Ne risultano dipinti con parti di disegno scoperte e a china, su diversi supporti e spesso illustrazioni digitali come nel caso di questa mostra.

Qui le forme impresse nella mente e sulla carta fioriscono, dopo la ricerca e la sperimentazione della tecnica più congeniale, in venticinque stampe in edizione limitata, di dieci esemplari ciascuna. Queste opere provengono tutte da un taccuino Moleskine “impressionato” dai disegni dell’artista durante il viaggio nel sud-est asiatico, Thailandia, Laos, e Cambogia nel 2014: sono testimonianze grafiche, come degli appunti per immagine, delle suggestioni scatenate da un volto, un quartiere, un paesaggio o un gesto. Un reportage attraverso il disegno, che per sua natura non può mai essere documentale ma inevitabilmente soggettivo. Un viaggio dove conta quello che vedi, ma dove vedi più da vicino quello che si annida nel tuo profondo.

Per questo motivo non c’è un ventaglio ampio ma piuttosto selezionato di soggetti osservati da occhi in movimento, di passaggio e concentrati sul passaggio; dove lo sguardo si posa c’è il mistero di una luce evanescente, di uno spiraglio che si apre tra le rocce per una barca in movimento, dove l’umiltà di una maitresse di un quartiere a luci rosse diventa feroce di diffidenza, edove il mondo visto dal basso si complica di tralicci verso l’assoluto del cielo e del bianco di qualcosa che non è ancora stato scritto, tracciato.

La matassa intrecciata di cavi è un leitmotif dell’opera recente di Eleonora Prado, sempre visti come se l’unica logica fosse il tenersi uniti attraverso i mille nodi, quindi spesso silouhette distonanti e asimmetriche, nero contro il bianco, percorso dalla terra al cielo e lì bloccato nel suo ragionamento dalla stessa fisicità dell’incastro. Spesso questi fili appesi sono popolati di uccelli, altri grandi protagonisti del lavoro della disegnatrice, che in diversi lavori accompagnano e connotano figure simboliche o autoritratti. Come numi tutelari del bisogno di stare vicino alla terra, quindi vivere la vita reale e concreta, ma poter volare in una dimensione mutevole e in movimento, e guardare dall’alto di un’ironia lontana, molto lontana. (...)

 

 

Eleonora Prado | artisti emergenti in asta a Milano con Basezero

(dicembre 2014) Intervista di Caterina Seri per Milano Arte Expo

- (CS) Ciao Eleonora, ci siamo incontrate la prima volta alla prima edizione de “Il Cabaret degli Artisti” (Casa Museo Spazio Tadini 2014) dove sei stata tra i tre vincitori con un disegno. Cosa ha significato per te quella esperienza? 
- (EP) Ciao Caterina, innanzitutto ti ringrazio per l’interesse dedicatomi e per quest’intervista. E’ vero, ci siamo conosciute nel contesto del primo Cabaret degli Artisti, nel giugno del 2014, e ne sono davvero felice! Per me partecipare a quell’evento è stato molto importante: ha segnato un nuovo inizio, consolidando in me entusiasmo e speranza di poter condividere la mia produzione artistica più emotivamente ‘sentita’, quella del disegno realizzato di getto, con sentimento... (...)

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